Depressione: Cos’è, Come Riconoscerla e Come Affrontarla

La depressione è un disturbo dell’umore che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Non si tratta di una semplice tristezza passeggera, ma di una condizione che può influenzare profondamente la vita quotidiana, le relazioni e la salute generale. Riconoscerla e affrontarla nel modo giusto è fondamentale per il benessere mentale ed emotivo.

Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo psicologico caratterizzato da una persistente sensazione di tristezza, perdita di interesse per le attività quotidiane e una generale mancanza di energia. Può variare da forme lievi a severe e influenzare diversi aspetti della vita, inclusi il lavoro, le relazioni e la salute fisica.

I sintomi della depressione possono manifestarsi in diversi modi, tra cui:

Sensazione costante di tristezza, vuoto o disperazione

Perdita di interesse per attività che prima davano piacere

Fatica e mancanza di energia

Difficoltà di concentrazione e indecisione

Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)

Cambiamenti nell’appetito e nel peso

Sensazione di inutilità o colpa eccessiva

Pensieri di morte o suicidio

Se questi sintomi persistono per più di due settimane e interferiscono con la vita quotidiana, è importante consultare uno specialista.

Anche se non sempre è possibile prevenire la depressione, adottare uno stile di vita sano può ridurre il rischio di svilupparla. Alcune strategie utili includono:

Mantenere relazioni sociali sane attraverso il supporto di amici o familiari.

Seguire uno stile di vita attivo: l’attività fisica aiuta a rilasciare endorfine, migliorando l’umore.

Gestire lo stress: pratiche come la meditazione, il rilassamento e la mindfulness possono aiutare a ridurre lo stress quotidiano.

Dormire bene: la qualità del sonno ha un impatto diretto sulla salute mentale.

Evitare l’abuso di sostanze: alcol e droghe possono aggravare i sintomi depressivi.

Se stai vivendo un periodo di depressione, ci sono alcune strategie che possono aiutarti a gestire la situazione:

Parlare con qualcuno, non affrontare la depressione da solo. Parlare con una persona di fiducia o uno specialista può alleggerire il peso delle emozioni negative.

Creare una routine quotidiana, mantenere una struttura nelle giornate aiuta a ridurre il senso di vuoto e a mantenere un minimo di equilibrio mentale.

Praticare attività che danno piacere, anche se all’inizio può sembrare difficile, dedicarsi ad attività piacevoli come ascoltare musica, cucinare o stare nella natura può aiutare a migliorare l’umore.

L’esercizio fisico, anche leggero, è un ottimo alleato contro la depressione. Camminare, fare yoga o qualsiasi altra attività fisica contribuisce a migliorare l’umore.

Tenere un diario delle proprie emozioni e pensieri può essere un modo utile per elaborare ciò che si sta vivendo e comprendere meglio i propri stati d’animo.

Il trattamento della depressione varia in base alla gravità della condizione e alle esigenze individuali. Le opzioni più comuni includono:

Psicoterapia: Terapie come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) sono molto efficaci nel modificare i pensieri negativi e sviluppare strategie per affrontare la depressione.

Farmaci antidepressivi: In alcuni casi, il medico può prescrivere farmaci per aiutare a regolare l’umore.

Stili di vita sani: Alimentazione equilibrata, sonno regolare ed esercizio fisico possono supportare il benessere mentale.

Terapie alternative: Tecniche come la meditazione, la musicoterapia o l’agopuntura possono essere di aiuto nel migliorare il benessere emotivo.

Conclusione

La depressione è una condizione seria, ma non insormontabile. Riconoscere i sintomi, adottare strategie per affrontarla e, se necessario, chiedere aiuto professionale sono passi fondamentali per ritrovare il benessere. Nessuno è solo in questa battaglia: esiste sempre una via d’uscita.

Il Bullismo a Scuola: Un Problema da Affrontare con Urgenza

Il bullismo scolastico è un fenomeno diffuso che colpisce migliaia di studenti ogni anno, influenzando negativamente la loro autostima, il rendimento scolastico e il benessere psicologico. È essenziale comprendere il problema, riconoscerne i segnali e adottare strategie efficaci per contrastarlo.

Cos’è il Bullismo?

Il bullismo è un comportamento aggressivo e ripetuto, caratterizzato da un abuso di potere tra pari. Può manifestarsi in diverse forme:

  • Fisico: spintoni, pugni, danneggiamento di oggetti personali.
  • Verbale: insulti, minacce, prese in giro.
  • Relazionale: esclusione dal gruppo, diffusione di false voci.
  • Cyberbullismo: molestie attraverso social media, messaggi offensivi o diffamatori.

Le Conseguenze del Bullismo

Il bullismo ha effetti devastanti sulla vittima, che può sviluppare ansia, depressione, difficoltà scolastiche e, nei casi più gravi, pensieri autolesionistici. Anche i bulli possono subire conseguenze negative, come problemi comportamentali e difficoltà nelle relazioni sociali future.

Come Riconoscere il Bullismo?

Alcuni segnali che possono indicare che un bambino o un adolescente è vittima di bullismo includono:

  • Cambiamenti improvvisi di umore o comportamento.
  • Rifiuto di andare a scuola.
  • Perdita di interesse per le attività abituali.
  • Lividi o danni agli oggetti personali senza spiegazione.

Strategie per Combattere il Bullismo

  1. Educazione e sensibilizzazione: Scuole e famiglie devono promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione.
  2. Ascolto attivo: I genitori e gli insegnanti devono essere pronti ad ascoltare e supportare le vittime.
  3. Intervento immediato: È fondamentale segnalare episodi di bullismo alle autorità scolastiche.
  4. Promozione di programmi antibullismo: Molte scuole adottano iniziative per prevenire e contrastare il bullismo.
  5. Monitoraggio online: Nel caso del cyberbullismo, è importante insegnare ai ragazzi a usare i social media in modo sicuro e responsabile.

Conclusione

Il bullismo a scuola è un problema serio che richiede un impegno collettivo da parte di genitori, insegnanti e studenti. Creare un ambiente scolastico sicuro e rispettoso è possibile solo attraverso la collaborazione e la sensibilizzazione. Ogni bambino ha il diritto di crescere in un contesto sereno, privo di paura e violenza.

Ansia: Cos’è, Come Riconoscerla e Come Affrontarla

L’ansia è una reazione naturale del corpo a situazioni di stress, ma quando diventa persistente e invalidante, può trasformarsi in un vero e proprio disturbo. Riconoscere i segnali e trovare strategie per gestirla è essenziale per vivere con maggiore serenità.

Cos’è l’ansia?

L’ansia è una risposta del sistema nervoso a situazioni percepite come minacciose, anche quando il pericolo non è reale. Si manifesta con sintomi fisici e psicologici come tachicardia, tensione muscolare, pensieri ossessivi e difficoltà di concentrazione.

L’ansia è riconoscibile da alcuni segnali quali:

Palpitazioni e respiro affannoso

Sensazione di nervosismo o paura costante

Problemi di concentrazione

Disturbi del sonno

Irritabilità

Sintomi gastrointestinali (nausea, mal di stomaco)

Per ridurre il rischio di sviluppare ansia cronica, è utile:

Praticare tecniche di rilassamento

Fare esercizio fisico

Mantenere una routine equilibrata

Limitare caffeina e alcol

oppure valutando l’intervento di un professionista; l’ansia è gestibile con le giuste strategie. Non sei solo! 🌟

Verbal Behavior 1

Il termine comportamentismo deriva in prima battuta dal particolare punto di osservazione che si sono dati i primi esponenti di questa teoria, il comportamento umano osservabile, da cui hanno sviluppato una teoria di come le persone (ma in genere tutti gli animali) apprendono nel loro ambiente.

Nel repertorio dei comportamenti di una persona vi è incluso anche linguaggio. Quello che differenzia un comportamento verbale da uno non verbale è il fatto che questo sia mediato da un’altra persona, ad esempio:

ComportamentoÈ linguaggio?
Cantare sotto la docciaNo
“mi fa il pieno?”Si
Indicare l’interruttore a una personaSi
Lanciare una pallaNo
Fare un gesto per indicare qualcosa (tipo LIS)si

Scomponendo in mattoncini più semplici il linguaggio è possibile provare a insegnarlo a quei soggetti che non lo sviluppano in modo apparentemente “spontaneo”, come ad esempio i soggetti con autismo e non solo.

I mattoncini del linguaggio

I mattoncini del linguaggio nella nostra teoria prendono il nome di operanti verbali e ogni operante verbale viene classificato in base alla funzione o allo scopo che svolge all’interno dello scambio verbale, ad esempio io posso comunicare utilizzando la voce oppure mimando dei segni in LIS (cambia la forma ma non la sostanza dello scambio comunicativo).

Gli operanti verbali principali sono il mand, il duplic, il tact, l’intraverbal.

Il mand assolve alla funzione di richiedere ciò di cui abbiamo bisogno ma che si trova fuori dalla nostra portata.  

Il duplic permette di replicare quello che fà un nostro simile e apprendere nuove risposte, si suddivide in imitazione, ecoico e copiato.

Il tact assolve alla funzione di nominare oggetti, esperienze e sensazioni allo scopo di condividerle con un nostro simile.  

L’intraverbale serve a rispondere a domande poste dall’interlocutore.

Per saperne di più non perderti i prossimi articoli di approfondimento oppure vedi:

Greer, R.D. & Ross, D.E. (2016). Verbal Behavior Analysis Indurre e ampliare nuove capacità verbali in bambini con ritardo del linguaggio. Roma: Giovanni Fioriti editore.

Cooper, J. O., Heron, T. E., & Heward, W. L. (2007). Applied behavior analysis(2nd ed.). Columbus, OH: Merrill Prentice Hall;

Ricci, C., Romeo A., Bellifemine, D., Carradori, G. & Magaudda, C. (2014). Il manuale aba-vb. Trento: Erickson;

Oppure contattami

Mand Training

Per Skinner il linguaggio è comportamento, e come tale viene scomposto in mattoncini più semplici allo scopo di studiarlo e analizzarlo, questi mattoncini prendono il nome di Operanti verbali; i comportamenti per, essere considerati verbali, devono essere mediati da un’altra persona.

Skinner classifica il linguaggio in base alla funzione che ogni operante verbale assume (e non in base alla forma), il mand (da Demand in Inglese) fà riferimento alla funzione di richiesta di qualcosa di gradito.

La struttura del Mand è la seguente:

Antecedentecomportamento conseguenza
MotivazioneRichiestaRinforzatore+
Ho fame“mi fai un panino?”panino
ABC del Mand con esempio

L’antecedente del Mand è sempre la motivazione, un bisogno da soddisfare, di conseguenza è necessario seguire i bisogni del bambino a cui si vuole insegnare a fare mand; la motivazione può essere saziata e a quel punto bisogna cambiare rinforzatore.

Il comportamento di richiesta può assumere varie topografie (forma del comportamento) può essere vocale, può essere un gesto, può essere un’immagine o una parola.

Rinforzatore + indica un rinforzatore specifico, per altri operanti verbali il rinforzatore può essere generico, nel mand deve essere quello specificato dal comportamento di richiesta (in parole povere, se ti chiedo caramelle non mi dai le patatine).

La forma (topografia) del comportamento può cambiare è fondamentale non modificare la struttura dell’operante verbale, sopratutto mentre si insegna.

Procedura di insegnamento del Mand.

Antecedentecomportamento conseguenza
MotivazionePromptRichiestaRinforzatore+
Ho fame“mi fai un panino?”panino
ABC del Mand con esempio

Per insegnare il Mand inseriamo due aiuti (prompt) tra l’ancedente e la risposta, il primo aiuto che inseriremo sarà quello visivo e il secondo quello ecoico (o gestuale).

Step 1.

Mostriamo al bimbo l’oggetto che supponiamo possa desiderare, cogliamo se in lui ci sono segni di interesse (lo guarda, allunga la mano etc) se non vi è interesse la procedura si interrompe qui e ricomincia con un altro oggetto.

Step 2.

Forniamo il secondo aiuto quello ecoico/gestuale.

In caso di bimbo vocale: l’operatore pronuncia il nome dell’oggetto e attende che il bambino ripeta la parola o una sua approssimazione.

In caso di bimbo non vocale: l’operatore produce un gesto e il bimbo imita o viene aiutato fisicamente a produrre quel gesto.

Step 3.

Prodotto il comportamento desiderato il bambino riceve l’oggetto.

Ogni aiuto (Prompt) deve essere progressivamente eliminato (prompt fading).

Il primo aiuto ad essere eliminato è l’aiuto ecoico/gestuale, raggiunta l’autonomia viene eliminato quello visuale.

Per eliminare l’aiuto ecoico/gestuale si utilizza una procedura chiamata Time Delay, consiste nell’iniziare a ritardare l’emissione dell’aiuto per tempi progressivamente più lunghi con l’obiettivo che il bambino anticipi l’operatore nell’emissione del comportamento desiderato. Il time delay inizia a 0 secondi (presentazione immediata) e viene via via sfumato (1, 2 3 secondi) mano a mano che il bambino acquisice autonomia.

Il secondo aiuto ad essere eliminato è la presentazione visiva del rinforzatore, può essere effettuata in vari modi, uno può essere quello di presentare per un tot di tempo l’oggetto e poi nasconderlo, riducendo l’esposizione dell’oggetto. Un’altra strategia può essere quella di mettere l’oggetto in contenitori trasparenti che diventano via via più opachi fino a coprire completamente il loro contenuto. Questo tipo di aiuto và sfumato quando quello ecoico/gestuale  è completamente eliminato.

Si inizia sempre a insegnare a chiedere, salvo rare eccezioni, oggetti tangibili per poi proseguire con la richiesta di attività (solletico, giocare a palla, pausa etc). La procedura di istruzione rimane la stessa salvo lievi modifiche.

Per saperne di più:

Cooper, J. O., Heron, T. E., & Heward, W. L. (2007). Applied behavior analysis(2nd ed.). Columbus, OH: Merrill Prentice Hall

Oppure contattami

Quando iniziare una terapia ABA?

Quando si parla di autismo e ritardi dello sviluppo è preferibile attivare la rete attorno al bambino ai primi segnali che qualcosa non si stà muovendo nella direzione giusta.
Nel caso specifico dell’autismo, questo può avvenire anche prima della diagnosi (che viene di solito posta attorno ai 3 anni di età), facendo perdere tempo prezioso al bambino.
Un percorso ABA và attivato subito per le seguenti ragioni: il tempo, la plasticità cerebrale, i periodi sensibili dello sviluppo e l’esperienza del bambino.

Il tempo.


Iniziare in età precoce permette ai tecnici di avere più tempo per insegnare al bambino le abilità necessarie per mettersi in pari con gli altri bimbi, iniziare a 3 o 4 anni significa iniziare a insegnare abilità che altri bimbi sviluppano nei primi anni dello sviluppo con 4 anni di ritardo. Se si vuole lavorare nella speranza di colmare i gap è preferibile iniziare quando il divario trà età anagrafica e abilità del bambino sono ancora piccole, inoltre, non sappiamo mai a priori quanto tempo impiegherà il bambino ad imparare, quindi meglio essere previdenti e portarsi avanti con il lavoro.

La plasticità cerebrale.


Benchè sia sempre possibile imparare a ogni età, la reattività di un cervello giovane è maggiore di un cervello anziano.
Un bambino riesce a sviluppare gli apprendimenti più rapidamente perchè il suo cervello è biologicamente più flessibile nella sua strutturazione non ancora definita.
Questo facilità il lavoro degli operatori e del piccolo in riabilitazione.

Periodi sensibili.


Lo sviluppo umano è caratterizzato da quelli che in letteratura si chiamano periodi sensibili. I periodi sensibili sono finestre di tempo all’interno del quale alcune abilità si sviluppano, fuori da questi periodi, la possibilità che un’abilità emerga si riducono notevolmente o si annullano.
Riuscire a intercettare l’emergere di un’abilità e lavorare sull’abilitazione del bambino mentre questa è nel suo periodo sensibile permette di insegnare rapidamente e di non dover riabilitare dopo che il periodo è passato.

Esperienza del bambino.

Le persone, qualsiasi sia la loro condizione, interagiscono con il mondo e fanno delle esperienze dalla quale apprendono: anche i bimbi con autismo o disabilità.
Quando le esperienze si sedimentano risulta più complesso cambiare quelle già strutturate che andare a insegnare daccapo un’abilità. Questo ragionamento si applica, ovviamente, a quelle abilità che è desiderabile modificare come i comportamenti problema.

quindi per rispondere alla domanda, quando è meglio iniziare a fare aba?

subito appena arriva la diagnosi (di solito attorno ai 3 anni) o, prima dei tre anni, partire con gli interventi precoci al primo sospetto.